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Esame di Stato conclusivo del corso di studi liceali di indirizzo scientifico.

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Unità didattica pluridisciplinare:

  Tematica: “IL TEMPO”  

 

 

  Anno scolastico 1999/2000

 

  PREMESSA

L’essere umano vive dalla nascita immerso in un fiume che gli scorre attorno: è il fiume del tempo. Noi siamo in quanto possiamo pensare, ma il nostro pensiero non potrebbe esistere se non fosse in qualche modo collegato alla continuità dell’esperienza. La memoria è la base che garantisce questa continuità.“Tutto scorre” dunque, soprattutto il tempo: ciò che era ieri è passato, l’oggi sta passando, il domani sarà presto trascorso. L’uomo da sempre discute sulla brevità del tempo, su questo “tesoro” che va via velocemente, che sfugge come l’acqua tra le rocce. Lo scorrere del tempo è uno dei temi che più mi inquieta e allo stesso modo mi affascina, mi sprona ad agire, a “cogliere l’attimo” affinché rimanga su questa terra qualcosa che il tempo non possa distruggere. Tutte le attività umane hanno dato al tempo un posto rilevante: dalla filosofia alla letteratura, dalla fisica alla storia, dalle arti figurative all’astronomia. L’uomo ha cercato di porre un argine al flusso del tempo ponendo gran cura ad osservare i fenomeni celesti per ricavarne dei marcatempo per la sua vita; nel ramo della fisica il tempo assume un importante ruolo nel fenomeno dell’induzione elettromagnetica. L’essere umano, inoltre, ha molto riflettuto sul tempo: Sant’Agostino si chiedeva che cosa fosse, Seneca espose le sue teorie filosofiche riguardo il rapporto tra uomo e tempo, Kant  considerò il tempo come forma a priori del senso interno. Il viaggio nel tempo è uno dei motivi di fondo dell’ opera poetica del Pascoli e rappresenta il tema principale del ciclo di romanzi di M. Proust. Il poeta francese Lamartine insiste sulla brevità della vita dell’uomo ed invita a cogliere l’attimo fuggente, confidando il meno possibile nel futuro: il saper cogliere ciò che di positivo si presenta e viverlo interamente rappresenta il modo migliore per vivere il tempo che si ha a disposizione.     

  Letteratura italiana

Il tempo rappresenta  uno dei motivi essenziali di molte opere poetiche.“Incontriamo” il tema del tempo nel sonetto “Alla sera”di di Ugo Foscolo. Il poeta rivolgendosi alla sera, afferma che essa con l’atmosfera di silenzio e di pace che diffonde intorno gli è sempre cara in ogni stagione perché gli suggerisce il pensiero della pace eterna della morte. Come il “reo tempo”, cioè la vita travagliata sua e del suo secolo, si vanifica fuggendo nel “nulla eterno”, così il suo spirito guerriero, cioè il suo animo ribelle e insofferente, si placa nella pace della sera. La sera ispirò anche il Pascoli. La poesia “La mia sera”è impostata sul contrasto tra il cielo che durante il giorno era stato tempestoso e la pace e la serenità della sera. Giovanni Pascoli appartenne al Decadentismo che sorse in Francia verso il 1880 intorno alla rivista «Le decadént»,ma già se ne avevano i presentimenti alcuni anni prima nella sensibilità artistica di Charles Baudelaire. Il motivo delle memorie autobiografiche, del viaggio nel tempo è uno dei motivi essenziali dell’opera pascoliana. Nella poesia “Romagna”, che appartiene alla prima raccolta di liriche del Pascoli “Myricae”, il poeta rivolgendosi a Severino Ferrari, a cui la poesia è dedicata, gli dice di portare sempre vivo nel cuore il ricordo e la nostalgia della terra natia, ove trascorse gli anni felici della sua fanciullezza. Egli ritornerebbe volentieri al suo paese per rivivere il bel tempo antico ma lo tiene lontano sia il lavoro sia il grande dolore che proverebbe vedendo la vecchia casa piena di ricordi, occupata e quasi profanata da figli di altre persone. Questa è la trama del componimento che però dall’inizio alla fine è intessuto di immagini della terra natia, rimpianta ed idoleggiata come un Eden perduto. In un mondo dominato dall’odio e dagli egoismi, il ricordo dell’infanzia, come afferma Solinari, appare al Pascoli un naturale rifugio. Nella poesia “La tessitrice” tratta da “I canti di Castelvecchio”, il poeta ritornato a distanza di anni a San Mauro, il paese natio, finge di andare a trovare una giovane tessitrice che un tempo ha amato. Sembra che tutto sia come allora, il telefono, la panchetta, la tessitrice; il poeta rivede la donna e le parla, gli sembra di udire una voce. La donna in realtà non esiste più, e vive solo nel ricordo di lui; e quando il suo cuore cesserà di battere anche lei si addormenterà con lui. Ella sta, infatti, tessendo il sudario funebre che li avvolgerà insieme nel sonno eterno. Ne “L’aquilone” il Pascoli ha voluto fermare il ricordo della vita di convittore nel collegio di Urbino con le sue passeggiate e i suoi giochi. L’autore, che al momento della composizione di questo poemetto si trovava a Messina, sente improvvisamente un tepore nell’aria che gli fa pensare alla primavera  e gli ricorda tante primavere lontane nel tempo. L’ aquilone che tra l’ebbrezza e l’entusiasmo ruba il filo alla mano e sale verso il cielo turchino e poi, spezzato il filo, precipita tra lo strillo della camerata, rappresenta le illusioni e le delusioni che la vita porta con sé. Il ricordo, il simbolo e la meditazione che fa rivivere il passato nel presente si fondono in questo poemetto che Pascoli mostrava prediligere. Il ricordo è quindi della vita fanciullesca, il simbolo è l’aquilone e la meditazione è che ben altre più temibili delusioni aspettano chi vive gli anni virili e maturi. Pascoli, infatti, ricordando un compagno malaticcio spentosi in tenera età, quasi lo invidia perché egli non conobbe le amarezze che la vita riserva a chi vive e vede “cadere” le persone e le cose  a cui più è attaccato: il padre, la madre, i fratelli, gli ideali, i sogni.Agli inizi del Novecento assistiamo all’affermazione del Futurismo, movimento artistico–letterario fondato da Filippo Tommaso Marinetti che ne pubblicò il manifesto su “Le Figaro” del venti febbraio del 1909 a Parigi.Il Futurismo proclamò la rottura col passato, la distruzione delle biblioteche, dei musei, delle accademie esaltando la guerra, la civiltà della macchina, la modernità, come testimoniano gli scritti degli autori futuristi. Nella poesia “torpediniera” Luciano Folgore celebra questa nave da guerra come simbolo del moderno ardimento, precorritrice di sempre nuove e più avanzate conquiste: il poeta vorrebbe che il suo cuore avesse la forza esplosiva di una torpedine per liberarsi dalla noia e dalle cose legate al passato. Il Futurismo andò sempre più orientandosi verso destra in senso nazionalista e interventista, fino a sfociare, dopo la guerra, nel Fascismo e a diventare l’arte ufficiale del regime.Durante il ventennio nero si sviluppa, inoltre, la poesia ermetica, una poesia scarna, allusiva, poco comprensibile, oscura, come se fosse una scienza occulta. Il motivo centrale di questa nuova poesia è la solitudine dell’uomo, altrettanti temi sono l’incomunicabilità, l’alienazione e la frustrazione. Il maggiore esponente dell’Ermetismo è G. Ungaretti:possiamo osservare come la sua poesia risulti sempre tesa fra due poli, memoria ed innocenza. Nella poesia “I fiumi”, tratta dalla raccolta “L’Allegria”, il poeta, durante la prima guerra mondiale, si immerge nelle acque dell’Isonzo per dare alle membra stanche un po’ di ristoro. A contatto dell’acqua scorrente, dimentica la tristezza angosciosa della guerra e si sente “docile fibra dell’universo “, una piccola parte in armonia con la natura e con sé stesso; il poeta sente affiorare alla memoria il ricordo di altri fiumi a lui cari perché legati al suo passato: il Serchio, in Lucchesia, la terra dei suoi avi e dei suoi genitori; il Nilo , in Egitto, che gli ricorda la sua città natale, Alessandria; la Senna, a Parigi, dove ha maturato la sua esperienza poetica. In questo refluire nostalgico delle memorie del passato egli ritrova la serenità e la pace che la notte ora protegge e avvolge nel silenzio delle sue tenebre. Nella raccolta “Il sentimento del tempo” Ungaretti percorre la nuova strada di poeta di fede ed aspira a fissare i temi esistenziali nel drammatico interrogativo di sentire il tempo in relazione con l’eterno. Il titolo della raccolta è allusivo: significa il sentimento del veloce trascorrere del tempo, del rapido fluire delle cose, delle persone amate che genera la nostalgia del passato e un più tenace attaccamento alla vita. Accanto al fluire delle cose appare l’altro tema della raccolta, il sentimento di Dio in cui si placa l’angoscia esistenziale del poeta.

  Letteratura latina

E’ difficile definire cosa sia il tempo. Si è posto questo problema il maggior rappresentante della letteratura cristiana: Sant’Agostino. Egli, giunto alla certezza che Dio è creatore di tutta la realtà, si pose il problema di ricondurre tutto al suo creatore e da questa operazione il tempo sembra restare fuori, in quanto sembra che segua leggi proprie ed autonome.

Sant’Agostino risolse il problema affermando che Dio è al di là del tempo e che la creazione non è avvenuta nel tempo, in quanto questo prima della creazione non esisteva. Il tempo è dunque una creatura come le altre, ma in realtà cos’è? Esso è una «non realtà»: infatti se si analizzano i tre momenti del tempo, ci si accorge che il passato è ciò che non è più; il futuro è ciò che non è ancora; il presente è un brevissimo attimo che fugge e non si può raggiungere. Sostiene però Agostino che benché il tempo possa sembrare non sia nulla, noi lo sentiamo presente in noi, nella nostra mente, e ciò accade perché il tempo, pur non essendo una realtà in sé, diventa tale nell’anima e nella memoria degli uomini. E’ l’anima che si crea dunque questa realtà. Un altro grande esponente della letteratura latina, si occupa del tempo in uno dei suoi trattati: il “De brevitate vitae”.

Il “De brevitate vitae” è uno dei dieci trattati in forma dialogica nei quali Seneca espone le sue teorie filosofiche ed in questo caso il rapporto tra uomo e tempo. E’ dedicato a Paolino, del quale si hanno poche informazioni; forse si tratta di Pompeo Paolino, prefetto dell’Annona e padre di Paolina, moglie di Seneca.

Il dialogo inizia con un paradosso: la vita non è breve, ma siamo noi con le nostre preoccupazioni a renderla tale. Il tempo è l’unico vero possesso dell’uomo, ma non ce ne rendiamo conto e lo sciupiamo in mille occupazioni e passioni. L’errore che compie l’uomo è di non vivere per sé, ma per le ambizioni, gli avversari e il patrimonio, tutte cose che non gli appartengono, cadendo così nel secondo paradosso: quello di una persona avara di tutto ciò che non gli appartiene e invece prodiga delsuo vero e unico possesso; ma dato che non ne possiamo conoscere la durata è assurdo ipotecare il futuro, mentre è molto più utile un saggio ed intenso uso del presente. Seneca esalta dunque il saggio che sa come impiegare il tempo, dedicandosi a cose “immense ed eterne” ed adempiendo a tutti i doveri verso i suoi simili. Il passato se ben vissuto può essere recuperato dalla memoria e con esso le esperienze di vita e le gesta dei grandi. Il futuro può essere inglobato nella previsione e il saggio ha la possibilità di amare il proprio destino ricongiungendo nel presente anche passato e futuro e raggiungendo così una dimensione divina.

  Filosofia

Kant nella prima parte della “Critica della Ragion pura” studia le forme a priori della sensibilità: lo spazio e il tempo. Gli oggetti ci vengono dati, secondo Kant, attraverso la sensibilità che è la capacità del soggetto di essere modificato dall’oggetto, cioè di avere sensazioni. La rappresentazione immediata dell’oggetto sentito è detto da Kant “intuizione”; l’intuizione è la forma propria ed esclusiva della sensibilità. Nella conoscenza sensibile che Kant chiama intuizione empirica vengono distinti due elementi:la materia, cioè il contenuto della modificazione sensibile che sta alla base della nostra conoscenza e la forma che ordina il contenuto secondo determinati rapporti ed ordini. La materia è fornita a posteriori dall’esperienza, mentre la forma viene a priori dalla sensibilità. Quindi le forme a priori della sensibilità non derivano dall’esperienza e per questo Kant le chiama intuizioni pure. Lo spazio è la forma del senso esterno. Ciò significa che noi disponiamo dello spazio, secondo rapporti e relazioni nostri, le cose che sono esterne a noi. Lo spazio, come forma a priori, perciò non  può essere ricavato dall’esperienza: infatti, osservando due oggetti e la loro distanza, si presuppone già la loro collocazione in un ordinamento spaziale. Kant perciò lo definisce come “la forma di tutti i fenomeni dei sensi esterni, cioè la condizione soggettiva della sensibilità, sotto la quale ci è possibile l’intuizione esterna”. Il tempo per Kant è la forma del senso interno, cioè dell’intuizione di noi stessi e del nostro stato interno. Ciò significa che noi ordiniamo nel tempo tutti i dati della nostra sensibilità, disponendoli unitariamente e stabilmente secondo l’ordine della coesistenza e della successione. Il tempo, perciò, non viene ricavato astraendo da una successione di fenomeni, ma è ciò che rende possibile che noi ci rappresentiamo determinati fenomeni in coesistenza o in successione. Kant afferma che il tempo non è un concetto empirico tratto da una qualche esperienza. La simultaneità o la successione delle esperienze non si presenterebbe neppure se come fondamento a priori non vi fosse la rappresentazione del tempo. Il tempo a differenza dello spazio ha una sola dimensione: tempi differenti non sono simultanei ma successivi (al contrario spazi differenti non sono successivi ma simultanei). Il tempo è una rappresentazione necessaria, che sta a fondamento di tutte le intuizioni e rende possibili le conoscenze a priori; esse sono quelle dell’aritmetica e della geometria. Quindi il concetto di tempo ha una portata più ampia rispetto a quello di spazio perché è un’intuizione a priori che sta alla base di tutte le intuizioni empiriche. Infatti, se in modo diretto esso è la forma a priori del senso interno, in modo indiretto lo è anche nel senso esterno, in quanto anche i dati del senso esterno ci giungono solo tramite le modificazioni del senso interno.Schopenhauer riprende il concetto di spazio e tempo come forme a priori della rappresentazione. Infatti, il mondo è rappresentazione, secondo Shopenhauer; e la rappresentazione ha due metà essenziali, necessarie e inseparabili che sono l’oggetto e il soggetto. Il soggetto della rappresentazione è «ciò che tutto conosce, senza essere conosciuto da alcuno … e tutto ciò che esiste non esiste che in funzione del soggetto».L’oggetto della rappresentazione, ciò che è conosciuto, è condizionato dalle forme a priori dello spazio e del tempo mediante cui si ha la pluralità: ogni cosa esiste nello spazio e nel tempo. Il soggetto, invece, è fuori dello spazio e del tempo, è intero e individuo in ogni essere capace di rappresentazione, per cui «anche uno solo di questi esseri, insieme con l’oggetto basta a costituire il mondo della rappresentazione con la stessa completezza di milioni di esseri viventi». Spazio e tempo sono dunque le forme a priori della rappresentazione: ogni nostra sensazione e percezione di oggetti è spazializzata e temporalizzata. Ed è su queste percezioni e sensazioni spazializzate e temporalizzate che poi l’intelletto entra in azione e    ordinandole  in un “cosmo” conoscitivo attraverso la categoria della causalità. E’ tramite la categoria della causalità che gli oggetti determinati spazialmente e temporalmente, che accadono qui o altrove, in questo momento o in un altro, vengono posti uno come determinante (o causa), e l’altro come determinato (o effetto).

  Storia

Il periodo, durante il quale cominciò a svilupparsi l’indirizzo decadente, vide l’intensificazione dell’espansione coloniale, lo sviluppo dell’industria e l’affermazione dei partiti popolari e dei sindacati. La Francia e l’Italia dopo le vicende del 1870 furono impegnate a ristabilire la politica interna; la prima, riaffermando i principi liberali della tradizione repubblicana con la terza Repubblica. In Italia il governo di Sinistra salito al potere nel 1876 per incoraggiare le industrie applicò una politica protezionista e di aiuto da parte dello Stato; questo sforzo fu utile allo sviluppo economico del Nord, ma accrebbe le discordanze con il Sud, dove disoccupazione e fame raggiunsero livelli penosi.Le due figure più importanti del governo di Sinistra furono Agostino Depretis e Francesco Crispi. Depretis fu presidente del consiglio dal 25marzo 1876 al 29 luglio 1887;ricordiamo del suo governo l’impegno per l’allargamento dell’istruzione con la legge Coppino del 1877 e la legge elettorale che estese il diritto di voto al 6,9% della popolazione italiana.Lo Stato intervenne nella costruzione delle fonderie di Terni e favorì la costruzione delle ferrovie con materiale italiano.Le elezioni del 1882 segnarono una svolta nella politica di Depretis; fu a questo punto che, infatti, la sua politica si avviò verso il“trasformismo”:il comportamento politico di Depretis si volse a garantire l’appoggio da parte dell’opposizione e a rendere conseguentemente più piana la via dell’azione governativa.Il termine trasformismo è comunque passato a significare una conduzione della politica basata sulla convenienza delle alleanze più che sul dibattito politico-ideologico.Durante il periodo del governo Depretis moriva Vittorio Emanuele II e gli successe il figlio UmbertoI. Per quanto concerne la politica estera il governo Depretis stipulò con la Germania e l’Austria-Ungheria la Triplice Alleanza  e diede inizio al colonialismo con l’acquisto della baia di Assab e l’occupazione di Massaua.Alla morte di Depretis l’incarico di formare una nuova compagine ministeriale fu affidato da UmbertoI a Francesco Crispi,questi rimase a capo del governo dall’agosto 1887 al 5 marzo 1896.Il nome di Crispi è legato ad una conduzione autoritaria della cosa pubblica;la gestione autoritaria del potere da parte del Crispi apparve evidente dal cumulo di cariche che egli assunse: primo ministro, ministro degli interni e degli esteri; operò inoltre, anche in campo amministrativo in modo da rafforzare il potere di primo ministro rispetto agli altri.Il voto amministrativo fu esteso ai cittadini maschi di almeno 21 anni,che sapessero leggere e scrivere e che pagassero 5lire di imposte annue.Nel 1889 venne promulgato un nuovo codice penale, noto come «Codice Zanardelli»; con esso venne abolita per la prima volta in Europa la pena di morte.Sul piano internazionale Crispi rafforzò i legami con la Triplice Alleanza e in particolare con l’Impero tedesco.Dopo l’interruzione,dal 1891 al 1893,quando a presiedere il consiglio dei ministri furono chiamati Di Rudinì e Giolitti, Crispi si dimostrò,ritornato al potere,ancora più autoritario nell’affrontare la protesta dei Fasci siciliani,un movimento popolare che si batteva contro i soprusi dei signorotti locali,il fiscalismo statale ed in favore della spartizione dei latifondi. L’attività repressiva contro i Fasci fu durissima.Dopo il fallimento dell’iniziativa coloniale con la tragedia di Adua, Crispi fu costretto a dimettersi,iniziò così la crisi di fine secolo che terminò con l’assassinio di UmbertoI.In questo stesso periodo si affermò in tutta Europa il partito socialista che in Italia fu fondato a Genova nel 1892 da F. Turati.Dopo la caduta del governo di sinistra,salì al governo G.Giolitti che aprì la cosiddetta “Età giolittiana”. La storia del primo ventennio del secolo fu ricca di avvenimenti di grande importanza: l’economia era in notevole ascesa, ma gli equilibri internazionali erano instabili. L’imperialismo che si era manifestato nell’espansione coloniale, si manifestò come tendenza ad allargare i confini in Europa da parte delle nazioni forti, come la Germania, la Russia, l’Austria. Accanto alle aspirazioni espansionistiche c’erano le rivendicazioni dei Paesi più piccoli, soggiogati, smembrati e frazionati dalle ambizioni dei più forti, essi accamparono rivendicazioni nazionaliste;l’Italia reclamò le terre irredente del Veneto, Gorizia e Trieste.Le tensioni internazionali generate dalla rivalità economica tra le grandi potenze e dalle forti spinte nazionaliste all’interno dei singoli paesi portarono allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914.Dopo la fine della “grande guerra” e la conferenza di Parigi si venne a creare in Italia una situazione caotica:i contadini rivendicavano le terre che erano state loro promesse dopo la disfatte di Caporetto;gli operai che si sentivano più forti e uniti e sperimentati nella produzione e nella disciplina di guerra rivendicavano adesso una speranza politica e un sostanziale miglioramento delle loro condizioni.Il Partito socialista e il Partito popolare di ispirazione cattolica non furono l’espressione del disordine ma di una nuova società politica. E’ contro questa nuova società, che i liberali, partito dominante della vecchia Italia, aprirono la strada ai fascisti, nonostante questi avessero -dopo aver assorbito il nazionalismo- un proprio disegno politico autoritario. Il fascismo salì al potere pochi anni dopo, in seguito alla “marcia su Roma”.Fra il 1922 e il 1925 esso dovette consolidarsi al potere, attraverso i canali istituzionali tipici del vecchio Stato liberale; solo con la fine del 1925 si potrà parlare di «regime fascista» con il venir meno dei diritti civili e la costruzione dello Stato totalitario. Di fronte all’assalto del fascismo, le istituzioni dello Stato liberale e costituzionale mostravano ormai tutta loro debolezza, dando segni evidenti di cedimento. Il vecchio gruppo dirigente liberale, i conservatori e molta parte del mondo cattolico attendevano che il fascismo si «normalizzasse», cioè che entrasse nella legalità costituzionale. Lo stesso Mussolini indisse le elezioni politiche per il 6 aprile 1924. Pur avendo conseguito la maggioranza parlamentare, il fascismo non mostrò affatto di voler ripristinare la normalità. Anzi, all’indomani delle elezioni, scomparve il deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva denunciato alla Camera i brogli elettorali e le violenze perpetrate dalla squadre fasciste durante la campagna elettorale. Egli fu rapito da alcuni squadristi all’uscita dalla sua abitazione romana e fu ucciso. Quando si seppe dell’assassinio di Matteotti, un’ondata di commozione invase Roma e dilagò per tutta l’Italia. In segno di protesta, i deputati dell’opposizione antifascista si riunirono in una sala di Montecitorio, e decisero di non entrare in aula sino a quando non fosse stata abolita la milizia fascista e non fosse stata ripristinata l’autorità della legge. Mussolini dopo alcuni momenti di perplessità e di incertezza, confortato dall’appoggio dei conservatori, dalla presenza della «milizia», dal consenso degli ambienti militari e della monarchia, riprese il controllo della situazione, e con le leggi repressive del novembre 1926, modificò completamente il quadro costituzionale italiano.Furono infatti aumentati i poteri della polizia e dei prefetti; fu limitata e in pratica abolita la libertà di stampa, furono sciolti tutti i partiti e le organizzazioni sindacali; furono soppresse le libere elezioni e fu tolto ogni potere legislativo al Parlamento. Per sottolineare la sua indipendenza dal consenso del Parlamento, Mussolini non si fece più chiamare «presidente del Consiglio», ma «capo del Governo» e tutti i poteri furono accentrati nelle sue mani.Fu istituito un Tribunale speciale per reprimere, processare e condannare quanti si opponevano al regime fascista. “Il duce” giunse così al controllo monolitico del potere e alla «fascistizzazione»delle istituzioni. Col termine di «fascistizzazione» si vuole intendere il grande processo di trasformazione di tutte le attività della vita nazionale attuato dal regime fascista: l’economia, la vita sociale, la scuola, l’educazione della gioventù, i sindacati e perfino il tempo libero caddero sotto il diretto controllo del regime e delle sue organizzazioni.La gioventù era inquadrata, dagli otto anni in poi, nelle organizzazioni del regime e le si impartiva una educazione fascista e militare, con sfilate, parate e saggi ginnico-sportivi. Furono così istituite le organizzazioni dei Figli della lupa, dei Balilla, degli Avanguardisti, dei Giovani fascisti, a cui venivano iscritti, a seconda dell’età, ragazzi e giovani italiani.Sciolte le confederazioni sindacali socialista e cattolica (1926), le masse dei lavoratori furono organizzate in diverse associazioni nazionali di categoria, dette “Corporazioni”.Su tutto e su tutti,poi,agiva la propaganda fascista, che si servì dei moderni mezzi di comunicazione per lanciare parole d’ordine e per orientare l’opinione pubblica in senso favorevole al regime e per allargare l’area del consenso in tutti i ceti sociali.Nel campo economico e sociale, tuttavia, il regime di Mussolini realizzò alcune iniziative importanti, che è giusto ricordare per poter dare una valutazione obiettiva di quel periodo. Nel settore delle opere pubbliche, accanto al potenziamento e all’ammodernamento della rete ferroviaria e di quella stradale, vennero costruiti ponti, case, infrastrutture portuali ed impianti sportivi. In agricoltura, col progetto di bonifica integrale di una vasta area a sud di Roma, vennero recuperati all’uso agricolo 60.000 ettari di terra ancora infestati dalla malaria e su questa superficie furono costruite due città: (Littoria) Latina e Sabaudia.Sul piano delle realizzazioni sociali, infine, il regime emanò numerose leggi per l’assistenza ai lavoratori e creò l’«Opera nazionale per la maternità e per l’infanzia», destinata a migliorare le condizioni igieniche e sanitarie dell’infanzia. L’aspetto più grave di questa politica fu l’adozione dell’autarchia, in seguito alle sanzioni economiche del 1936:il fascismo ridusse i commerci con l’estero, illudendosi di poter produrre quanto era necessario alla vita economica del Paese utilizzando unicamente le scarse risorse interne. L’11 febbraio 1929 si giunse, poi, alla firma dei “Trattati del Laterano” e di un Concordato. Grazie a questi accordi la Città del Vaticano venne riconosciuta Stato indipendente, il matrimonio religioso ebbe validità civile, fu introdotto nelle scuole l’insegnamento della religione cattolica: lo Stato italiano si riconciliava così con la Chiesa.

Littérature française

Le thème du temps représente un des motif essentiels des oeuvres littéraires romantiques françaises. Nous rappelons les «Méditations poétiques” de A. de Lamartine. Lamartine peut être considéré le poète de l’âme pour avoir su exprimer  « les sentiments plus intimes et les plus insaisissables nuances du sentiment ».      Dans les «Méditations poétiques » le poète exprime des sentiments qui sont ceux des tous les être humains, l’amour, la fuite du temps, la mort, le devenir.«Le lac » fait partie de cette recueil de vingt-quatre poésies et développe le motif du temps. Le poète douloureux pour la mort de la femme aimée parle à la nature, comme à une personne témoin de son amour pour Julie. Seul dans ces lieux où ils ont été heureux ensemble, Lamartine exprime les sentiments qui l’envahissent, dans une « méditation »célèbre dès sa parution. Lamartine révèle une vérité universelle : à la brièveté de la vie de l’homme s’oppose l’éternité de la nature ; c’est donc seulement grâce ou souvenir que la nature garde que l’amour humain peut échapper à l’action destructrice du temps :« L’homme n’a point de port, le temps n’a pont de rive ;il coule, et nous passons ! Temps jaloux, se peut-il que ces moments d’ivresse, où l’amour a longs flots nous vers e le bonheur, s’envolent loin de nous de la même vitesse que les jour de malheur ? »Hugo présente dans « La légende du siècle » la grande épopée de tout l’histoire humaine exprimant la foi de Hugo dans le progrès matériel et spirituel qui mène les hommes vers la Lumière. La première section va « d’Eve a Jésus »et symbolise l’accès de l’humanité à la conscience morale. Ensuite, après un unique poème sur Rome et quelques poèmes sur l’Islam, commencent le « cycle heroique chrétienne »et celui des  « chevaliers errants ».Et l’on arrive bientôt à la Renaissance, période très contrastée puisque les progrès de l’esprit y voisinent avec la barbarie de l’Inquisition. Après un seul poème consacré au XVII siècle, on entre dans le « temps présent »avec un vibrant appel à l’amour, a la générosité. Enfin, il est la question des temps futurs, d’abord avec « Le Vingtième siècle », puis au-delà du temps avec « La Trompette du Jugement dernier »  Le plus grand romancier français du XX siècle, Marcel Proust va a la recherche du temps perdu dans son chef d’œuvre. Au temps fini, provisoire, Proust oppose une durée psychologique, assurée de la permanence, qui prend l’existence grâce a une « autre mémoire » qui n’est pas la banale et décevante « mémoire volontaire » mais la « mémoire affective », celle qui nous fait retrouver le passé dans sa vérité et dans sa réalité profondes, par a un jeu subtil de correspondances : des sensations imprévues ressuscitent les impressions et les émotions auxquelles elles étaient liées dans le passé. Ainsi le saveur d’un petit gâteaux, la madeleine, trompé dans du thé, fait resurgir le souvenir d’un moment de l’enfance ou il avait vécu la même sensation. La superposition de passé et de présent abolit la sensation de la fuite du temps et permet de faire l’expérience de l’intemporel. Ce qui compte donc n’est pas  l’évocation nostalgique du passé ; c’est le tentative, à travers l’écriture, de récupérer les expériences vécues dans leur totalité, pour saisir la substance même de la vie.

  Storia dell’arte

Per quanto concerne le arti figurative verso la fine del secolo sorge in Francia l’ impressionismo, un’importante corrente pittorica che abbandona le regole di rappresentazione della realtà, rendendo, infatti, non la realtà ma il nostro modo del tutto personale di vederla secondo l’impressione fugace che ne abbiamo ricevuto. Le opere impressioniste vennero mostrate al pubblico per la prima volta nel 1874 in una mostra nello studio del fotografo Nadar, suscitando subito scandalizzate reazioni per il loro antitradizionalismo.La modernità degli impressionisti è nel modo diverso di affrontare il problema del rapporto con la realtà.Essi si rendono conto che noi non percepiamo la realtà per frammenti isolati,definiti immobilizzati,ma la sentiamo nella sua totalità e continuità.nessun oggetto vive da solo,ma in un contesto generale che, collegando l’uno all’altro, non ha mai termine,così come la vita è un continuo fluire,senza pause. L’impressionismo è il trionfo della luce e del colore.Le ombre, invece che nere, benché meno luminose,benché velate,sono anch’esse formate  da colori. Fra gli esponenti dell’espressionismo ricordiamo Monet che nel 1894 dipinse una serie di trenta tele che rappresentano “La cattedrale di Rouen” in diversi momenti del giorno e in diverse condizioni atmosferiche. Qui l’oggetto è solo un pretesto per cogliere le infinite variazioni di luci e colori che mutano nel tempo suscitando impressioni sempre diverse.Fra gli altri esponenti dell’impressionismo ricordiamo Cèzanne. Solitario, chiuso, riflessivo Paul Cézanne occupa una posizione differenziata, al punto che, talvolta la sua pittura sembra essere l’ opposto di quella impressionista, ricercando, invece che la fugacità dell’impressione, la solidità costruttiva della forma. Cezanne non volle riprodurre l’apparenza della natura, ma coglierne la sostanza.Fra le sue opere ricordiamo “La casa dell’impiccato”e“I giocatori di carte”.Il tema più frequentemente trattato negli ultimi anni della sua vita è la Sainte-Victoire,la montagna di Aix-en-Provence, familiare a lui fin dall’infanzia, così cara e perciò così posseduta interiormente, eppure vista con occhi ogni volta diversi,come sempre accade con ciò che si ama profondamente.

  Geografia astronomica

Le uniche certezze che i primi esseri umani avevano provenivano dai fenomeni astronomici: il sole sorgeva ogni giorno, la primavera si ripeteva dopo ogni inverno, la luna compiva ogni mese il suo misterioso ciclo, le costellazioni dipingevano il cielo notturno di figure note ed amichevoli. Per questo fin dalla notte dei tempi, l’uomo ha posto gran cura ad osservare i fenomeni celesti e a ricavarne infallibili marcatempo per la sua vita. L’uomo ha trovato nel calendario un modo di porre un argine al flusso del tempo che passa inesorabile, di stabilire tappe alla propria esistenza, di fissare ricorrenze al culto degli dei e dei morti. L’enorme rilevanza del fenomeno costituito dall’alternarsi di notte e giorno ha fatto in modo che ogni civiltà apparsa sul nostro pianeta abbia posto alla base del proprio calendario il giorno. La Terra ruota intorno al proprio asse con un periodo costante; anche il ritorno delle stagioni è così importante da entrare nel calendario. Un altro ciclo, ancora più facile da osservare del volgere delle stagioni, è quello della Luna, che in ventinove giorni e mezzo si presenta con le stesse immutabili fasi. Questo ciclo (detto sinodico) ha dato origine ai mesi. Questi cicli, però, non sono commensurabili: in un anno tropico c’è un numero non intero di giorni e di mesi sinodici, e neppure quest’ultimo è costituito da un numero intero di giorni;anzi, a causa di perturbazioni che rendono il moto della Luna piuttosto complicato, esso varia di qualche ora di volta in volta. Per comprendere la distinzione tra anno tropico e anno sidereo bisogna approfondire gli aspetti astronomici del moto della Terra attorno al proprio asse ed al sole. L’orbita apparente del sole attorno alla Terra (eclittica) è un’ellisse inclinata di circa 23° rispetto al piano dell’equatore. La retta che costituisce l’intersezione fra i due piani (l’eclittica e l’Equatore) è detta “linea dei nodi”, ed in particolare il nodo ascendente, il punto in cui la posizione del sole sull’eclittica passa dall’emisfero australe a quello boreale, è detto “punto d’ariete” od “equinozio di primavera”. Il susseguirsi delle stagioni inizia convenzionalmente col passaggio del Sole al punto d’ariete. Fra un passaggio e l’altro passano 365d 5h 48m 46s e questo periodo è detto “anno tropico”. Per “anno sidereo” si intende il periodo della rivoluzione terrestre: esso corrisponde all’intervallo di tempo che passa fra due ritorni consecutivi del sole nella stessa posizione fra le stelle ed ha una durata di 365d 6h 9m 10s. Quindi anno tropico e anno sidereo hanno durata diversa e questo è dovuto alla precessione degli equinozi. A causa dell’attrazione esercitata dagli altri pianeti, l’asse maggiore dell’orbita ( o linea degli apsidi) si muove in senso antiorario, e quindi va incontro alla linea degli equinozi. Facendo perno al centro del Sole, l’asse maggiore dell’orbita terrestre compie un giro completo in circa 117.000 anni, con una velocità angolare media di 11” circa all’anno: questo spostamento della linea degli apsidi si somma al movimento della linea degli equinozi e ne abbrevia il periodo da 26.000 a 21.000 anni circa. Come conseguenza si ha che gli equinozi cadono ogni anno con circa 61” d’arco di anticipo, ossia quasi 20 minuti prima rispetto all’anno sidereo precedente; perciò, considerando congiuntamente gli effetti dei movimenti descritti, si può parlare di precessione degli equinozi. In conseguenza alla precessione degli equinozi, col tempo, cambia la posizione che il sole assume nella costellazione dello Zodiaco. Come il nodo ascendente dell’orbita apparente del Sole attorno alla Terra corrisponde all’equinozio di primavera (21 marzo), così il nodo discendente corrisponde all’equinozio d’autunno (23 settembre). Nei tre mesi a partire dall’equinozio di primavera nell’emisfero boreale l’esposizione al sole aumenta; cioè il sole assume a mezzogiorno angoli sempre minori rispetto allo Zenit, fino ad arrivare alla culminazione superiore, detta solstizio d’estate (22 giugno). Quindi inizia a diminuire fino al nodo discendente, detto equinozio d’autunno (23 settembre). A partire dall’equinozio di autunno il ciclo s’inverte, cioè il Sole inizia ad inclinarsi sempre più nel cielo fino alla culminazione inferiore, detta solstizio d’inverno. L’emisfero boreale si raffredda progressivamente. Nei tre mesi successivi l’inclinazione diminuisce fino a ritornare all’equinozio di primavera. Ovviamente per l’emisfero australe tutto avviene in modo simmetrico ma opposto: le stagioni sono opposte, a dicembre fa caldo e a giugno fa freddo. Per i punti situati sul parallelo a 23° Nord (Tropico del Cancro) il Sole il 22 giugno raggiunge lo Zenit, mentre alle latitudini maggiori questo non viene mai raggiunto. Analogamente accade per i punti situati sul parallelo a 23° gradi Sud (Tropico del Capricorno) in cui il Sole raggiunge lo Zenit il 22 dicembre. Il moto apparente del Sole determina non solo l’altezza dello stesso sull’orizzonte, ma anche la durata del giorno e della notte:sempre uguali fra loro all’Equatore, il giorno sopravanza la notte massimamente nell’equinozio d’estate per l’emisfero boreale, nell’equinozio d’inverno per l’emisfero australe. L’ora vera locale che si determina facendo riferimento al passaggio del Sole sul meridiano del luogo, non è adatta per regolare i rapporti tra i vari paesi ed è scomodo anche nell’ambito di uno stesso Stato, per questo motivo diversi Stati decisero di adottare per tutto il loro territorio un’ora convenzionale, detta ora nazionale, corrispondente a quella vera de meridiano passante per la capitale.Nel 1859 venne, così, adottato un sistema pratico per usi civili, ideato dall’astronomo italiano Quirico Filopanti: in questo sistema, la superficie terrestre è divisa in 24 spicchi, detti fusi orari, limitati da meridiani a 15° in longitudine e quindi con differenza di 1h l’uno dall’altro; per tutti i luoghi situati entro un determinato fuso si assume convenzionalmente, come tempo civile, quello che corrisponde al meridiano centrale del fuso. Viene considerato come riferimento e perciò è detto “tempo universale” il tempo civile di Greenwich. Anche il calendario si basa su un anno civile, costituito cioè da un numero intero di giorni, mentre l’anno solare non corrisponde ad un numero intero di giorni: dura, infatti, 365d 5h 48m 46s. Questa differenza tra l’anno tropico o solare e l’anno civile è all’origine di tutte le difficoltà insite nell’elaborazione di un calendario esatto. Nel calendario usato dai Romani fino ai tempi di Giulio Cesare veniva suddiviso in dodici mesi lunari e la sua durata era di 355 giorni; in tale modo esso veniva a trovarsi indietro di circa undici giorni rispetto all’anno solare e perciò ogni due anni si aggiungeva un “mese intercalare” di ventidue giorni. Nel calendario giuliano, introdotto da Giulio Cesare era considerato di 365d 6h e perciò quello civile venne fissato in 365 giorni, stabilendo però di aggiungere un giorno ogni quattro anni, in modo da compensare la differenza delle 6 ore in meno rispetto all’anno solare: dopo tre anni comuni di 365d si aveva un anno bisestile di 366d. Il valore dell’anno solare adottato nel calendario giuliano era leggermente superiore al vero e la differenza si fece sentire col passare dei secoli. E nel 1572 papa Gregorio XIII, temendo che mantenendo l’uso del calendario giuliano la Pasqua avrebbe finito per essere celebrata in estate, convocò una commissione di astronomi, matematici, ed ecclesiastici che introdusse un nuovo calendario, detto “gregoriano”. Con questa riforma si provvide ad eliminare 10 giorni di differenza che ormai si avevano fra l’anno solare e l’anno civile, e così da 4 ottobre 1582 si passò al 15 ottobre 1582; fu stabilito che fra gli anni secolari fossero considerati bisestili soltanto quelli in cui il gruppo di cifre precedenti i due zeri è divisibile per 4. Il  calendario gregoriano è ormai adottato universalmente.

  Fisica

Nel ramo della fisica il tempo ha assunto un’importanza fondamentale; ci occuperemo di esso nell’ambito del fenomeno dell’induzione elettromagnetica, che consiste nel fatto che un campo magnetico variabile genera un campo elettrico. Col passaggio di una corrente si genera un campo magnetico; ma l’esperienza è in un certo senso invertibile perché un campo magnetico in movimento può generare una corrente elettrica detta corrente indotta. Per dare l’idea dell’importanza di questo fenomeno, basterà dire che tutta la corrente elettrica prodotta dalle centrali, distribuita agli utenti, e adoperata per illuminazione, riscaldamento, forza motrice, trazione, è sempre ottenuta per mezzo dell’induzione; è, cioè, una corrente indotta. Una corrente indotta si ottiene in generale, mediante un movimento, contro  certe forze che tendono ad ostacolarlo,oppure a spese di altra forma di energia, ed è dunque, per così dire, una forma di energia equivalente al lavoro che l’ha prodotta. Le leggi che regolano il fenomeno dell’induzione sono due, l’una dà la forza elettromotrice della corrente generata, e l’altra ne dà il senso. Rileviamo innanzitutto che la causa della corrente indotta non è il campo magnetico, bensì la sua variazione. Per comprendere questa circostanza ricordiamo che un campo magnetico è definito da linee di forza e che una superficie situata nel campo, come quella limitata dal contorno del circuito indotto, è soggetta a un certo flusso, la cui misura si può dedurre dal numero di linee di forze che attraversano la superficie stessa. Quando il campo magnetico si muove, il flusso che attraversa il circuito indotto varia ed è precisamente da questa variazione di flusso che ha origine le corrente indotta. Se, ad esempio, un circuito indotto è attraversato prima del movimento della calamita da un flusso di 500 linee di forza, la variazione di flusso sarà 500-300=200 linee di forza. Dopo queste premesse, siccome l’esperienza mostra che il galvanometro segna una corrente tanto più intensa quanto maggiore è la variazione di flusso, e quanto minore è il tempo durante il quale essa avviene, si potrà affermare che: la forza elettromotrice di una corrente indotta è proporzionale alla variazione di flusso magnetico ed inversamente proporzionale al tempo in cui dura questa variazione (legge di Neumann). La forza elettromotrice indotta in un certo istante è la differenza di potenziale che bisognerebbe applicare agli estremi del circuito, in quell’istante, per ottenere una corrente uguale a quella che vi è prodotta dall’induzione. Qual è il senso della corrente indotta? A questo proposito possiamo illustrare un’esperienza.Siano due fili metallici paralleli, A, B; il primo percorso da una corrente di una batteria P, l’altro chiuso sul galvanometro G. Il circuito B è dunque immerso nel campo magnetico prodotto dalla corrente che circola in A. Se si fa muovere il filo B, allontanandolo o avvicinandolo ad A,vi nasce una corrente indotta,di cui il galvanometro ci indicherà il senso.Ecco il risultato dell’esperienza:la corrente indotta dovuta all’allontanamento, ha lo stesso senso della corrente induttrice; quella dovuta all’avvicinamento ha senso contrario. Ricordiamo che due correnti si attirano se hanno lo stesso senso, si respingono se hanno senso opposto. Quindi se avviciniamo B ad A, nasce una corrente che lo attira: la corrente indotta, checché si faccia, cerca di fare il contrario, si oppone al movimento da cui prende origine. Capricci della corrente? Niente affatto:piuttosto, nuova manifestazione del principio della conservazione dell’energia. Poiché la corrente, anche la corrente indotta, possiede energia, per produrla bisogna fare un lavoro,cioè vincere una forza che si oppone al moto. In ogni caso,come afferma la legge di Lenz, il senso della corrente indotta è tale da opporsi alle variazioni del flusso induttore che genera la corrente stessa.  

INDICE

Il tempo nel sonetto “Alla sera” e nell’opera poetica di Pascoli e Ungaretti. 

Il “De brevitate vitae” e la concezione del tempo in Sant’Agostino.

Kant e Schopenhauer: le forme a priori dello spazio e del tempo.       

La Sinistra storica e il fascismo.

Proust et Lamartine: il tempo nella letteratura romantica                                                         decadente francese.                                                                                       

L’impressionismo: Monet e Cezanne.

Le unità di misura del tempo e i calendari.

L’induzione elettromagnetica.