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Unità
didattica pluridisciplinare:
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L’essere umano vive dalla nascita immerso in
un fiume che gli scorre attorno: è il fiume del tempo. Noi siamo in quanto
possiamo pensare, ma il nostro pensiero non potrebbe esistere se non fosse in
qualche modo collegato alla continuità dell’esperienza. La memoria è la base
che garantisce questa continuità.“Tutto scorre” dunque, soprattutto il
tempo: ciò che era ieri è passato, l’oggi sta passando, il domani sarà
presto trascorso. L’uomo da sempre discute sulla brevità del tempo, su questo
“tesoro” che va via velocemente, che sfugge come l’acqua tra le rocce. Lo
scorrere del tempo è uno dei temi che più mi inquieta e allo stesso modo mi
affascina, mi sprona ad agire, a “cogliere l’attimo” affinché rimanga su
questa terra qualcosa che il tempo non possa distruggere.
Il tempo rappresenta uno dei motivi essenziali di molte opere poetiche.“Incontriamo” il tema del tempo nel sonetto “Alla sera”di di Ugo Foscolo. Il poeta rivolgendosi alla sera, afferma che essa con l’atmosfera di silenzio e di pace che diffonde intorno gli è sempre cara in ogni stagione perché gli suggerisce il pensiero della pace eterna della morte. Come il “reo tempo”, cioè la vita travagliata sua e del suo secolo, si vanifica fuggendo nel “nulla eterno”, così il suo spirito guerriero, cioè il suo animo ribelle e insofferente, si placa nella pace della sera. La sera ispirò anche il Pascoli. La poesia “La mia sera”è impostata sul contrasto tra il cielo che durante il giorno era stato tempestoso e la pace e la serenità della sera. Giovanni Pascoli appartenne al Decadentismo che sorse in Francia verso il 1880 intorno alla rivista «Le decadént»,ma già se ne avevano i presentimenti alcuni anni prima nella sensibilità artistica di Charles Baudelaire. Il motivo delle memorie autobiografiche, del viaggio nel tempo è uno dei motivi essenziali dell’opera pascoliana. Nella poesia “Romagna”, che appartiene alla prima raccolta di liriche del Pascoli “Myricae”, il poeta rivolgendosi a Severino Ferrari, a cui la poesia è dedicata, gli dice di portare sempre vivo nel cuore il ricordo e la nostalgia della terra natia, ove trascorse gli anni felici della sua fanciullezza. Egli ritornerebbe volentieri al suo paese per rivivere il bel tempo antico ma lo tiene lontano sia il lavoro sia il grande dolore che proverebbe vedendo la vecchia casa piena di ricordi, occupata e quasi profanata da figli di altre persone. Questa è la trama del componimento che però dall’inizio alla fine è intessuto di immagini della terra natia, rimpianta ed idoleggiata come un Eden perduto. In un mondo dominato dall’odio e dagli egoismi, il ricordo dell’infanzia, come afferma Solinari, appare al Pascoli un naturale rifugio. Nella poesia “La tessitrice” tratta da “I canti di Castelvecchio”, il poeta ritornato a distanza di anni a San Mauro, il paese natio, finge di andare a trovare una giovane tessitrice che un tempo ha amato. Sembra che tutto sia come allora, il telefono, la panchetta, la tessitrice; il poeta rivede la donna e le parla, gli sembra di udire una voce. La donna in realtà non esiste più, e vive solo nel ricordo di lui; e quando il suo cuore cesserà di battere anche lei si addormenterà con lui. Ella sta, infatti, tessendo il sudario funebre che li avvolgerà insieme nel sonno eterno. Ne “L’aquilone” il Pascoli ha voluto fermare il ricordo della vita di convittore nel collegio di Urbino con le sue passeggiate e i suoi giochi. L’autore, che al momento della composizione di questo poemetto si trovava a Messina, sente improvvisamente un tepore nell’aria che gli fa pensare alla primavera e gli ricorda tante primavere lontane nel tempo. L’ aquilone che tra l’ebbrezza e l’entusiasmo ruba il filo alla mano e sale verso il cielo turchino e poi, spezzato il filo, precipita tra lo strillo della camerata, rappresenta le illusioni e le delusioni che la vita porta con sé. Il ricordo, il simbolo e la meditazione che fa rivivere il passato nel presente si fondono in questo poemetto che Pascoli mostrava prediligere. Il ricordo è quindi della vita fanciullesca, il simbolo è l’aquilone e la meditazione è che ben altre più temibili delusioni aspettano chi vive gli anni virili e maturi. Pascoli, infatti, ricordando un compagno malaticcio spentosi in tenera età, quasi lo invidia perché egli non conobbe le amarezze che la vita riserva a chi vive e vede “cadere” le persone e le cose a cui più è attaccato: il padre, la madre, i fratelli, gli ideali, i sogni.Agli inizi del Novecento assistiamo all’affermazione del Futurismo, movimento artistico–letterario fondato da Filippo Tommaso Marinetti che ne pubblicò il manifesto su “Le Figaro” del venti febbraio del 1909 a Parigi.Il Futurismo proclamò la rottura col passato, la distruzione delle biblioteche, dei musei, delle accademie esaltando la guerra, la civiltà della macchina, la modernità, come testimoniano gli scritti degli autori futuristi. Nella poesia “torpediniera” Luciano Folgore celebra questa nave da guerra come simbolo del moderno ardimento, precorritrice di sempre nuove e più avanzate conquiste: il poeta vorrebbe che il suo cuore avesse la forza esplosiva di una torpedine per liberarsi dalla noia e dalle cose legate al passato. Il Futurismo andò sempre più orientandosi verso destra in senso nazionalista e interventista, fino a sfociare, dopo la guerra, nel Fascismo e a diventare l’arte ufficiale del regime.Durante il ventennio nero si sviluppa, inoltre, la poesia ermetica, una poesia scarna, allusiva, poco comprensibile, oscura, come se fosse una scienza occulta. Il motivo centrale di questa nuova poesia è la solitudine dell’uomo, altrettanti temi sono l’incomunicabilità, l’alienazione e la frustrazione. Il maggiore esponente dell’Ermetismo è G. Ungaretti:possiamo osservare come la sua poesia risulti sempre tesa fra due poli, memoria ed innocenza. Nella poesia “I fiumi”, tratta dalla raccolta “L’Allegria”, il poeta, durante la prima guerra mondiale, si immerge nelle acque dell’Isonzo per dare alle membra stanche un po’ di ristoro. A contatto dell’acqua scorrente, dimentica la tristezza angosciosa della guerra e si sente “docile fibra dell’universo “, una piccola parte in armonia con la natura e con sé stesso; il poeta sente affiorare alla memoria il ricordo di altri fiumi a lui cari perché legati al suo passato: il Serchio, in Lucchesia, la terra dei suoi avi e dei suoi genitori; il Nilo , in Egitto, che gli ricorda la sua città natale, Alessandria; la Senna, a Parigi, dove ha maturato la sua esperienza poetica. In questo refluire nostalgico delle memorie del passato egli ritrova la serenità e la pace che la notte ora protegge e avvolge nel silenzio delle sue tenebre. Nella raccolta “Il sentimento del tempo” Ungaretti percorre la nuova strada di poeta di fede ed aspira a fissare i temi esistenziali nel drammatico interrogativo di sentire il tempo in relazione con l’eterno. Il titolo della raccolta è allusivo: significa il sentimento del veloce trascorrere del tempo, del rapido fluire delle cose, delle persone amate che genera la nostalgia del passato e un più tenace attaccamento alla vita. Accanto al fluire delle cose appare l’altro tema della raccolta, il sentimento di Dio in cui si placa l’angoscia esistenziale del poeta.
E’ difficile definire cosa sia il tempo. Si è posto questo problema il maggior rappresentante della letteratura cristiana: Sant’Agostino. Egli, giunto alla certezza che Dio è creatore di tutta la realtà, si pose il problema di ricondurre tutto al suo creatore e da questa operazione il tempo sembra restare fuori, in quanto sembra che segua leggi proprie ed autonome.
Sant’Agostino risolse il problema affermando che Dio è al di là del tempo e che la creazione non è avvenuta nel tempo, in quanto questo prima della creazione non esisteva. Il tempo è dunque una creatura come le altre, ma in realtà cos’è? Esso è una «non realtà»: infatti se si analizzano i tre momenti del tempo, ci si accorge che il passato è ciò che non è più; il futuro è ciò che non è ancora; il presente è un brevissimo attimo che fugge e non si può raggiungere. Sostiene però Agostino che benché il tempo possa sembrare non sia nulla, noi lo sentiamo presente in noi, nella nostra mente, e ciò accade perché il tempo, pur non essendo una realtà in sé, diventa tale nell’anima e nella memoria degli uomini. E’ l’anima che si crea dunque questa realtà. Un altro grande esponente della letteratura latina, si occupa del tempo in uno dei suoi trattati: il “De brevitate vitae”.
Il
“De brevitate vitae” è uno dei dieci trattati in forma dialogica nei quali Seneca
espone le sue teorie filosofiche ed in questo caso il rapporto tra
uomo e tempo. E’ dedicato a Paolino, del quale si hanno poche informazioni;
forse si tratta di Pompeo Paolino, prefetto dell’Annona e padre di Paolina,
moglie di Seneca.
Il dialogo
inizia con un paradosso: la vita non è breve, ma siamo noi con le nostre
preoccupazioni a renderla tale. Il tempo è l’unico vero possesso dell’uomo,
ma non ce ne rendiamo conto e lo sciupiamo in mille occupazioni e passioni.
L’errore che compie l’uomo è di non vivere per sé, ma per le ambizioni,
gli avversari e il patrimonio, tutte cose che non gli appartengono, cadendo così
nel secondo paradosso: quello di una persona avara di tutto ciò che non gli
appartiene e invece prodiga delsuo vero
e unico possesso; ma dato che non ne possiamo conoscere la durata è assurdo
ipotecare il futuro, mentre è molto più utile un saggio ed intenso uso del
presente. Seneca esalta dunque il saggio che sa come impiegare il tempo,
dedicandosi a cose “immense ed eterne” ed adempiendo a tutti i doveri verso
i suoi simili. Il passato se ben vissuto può essere recuperato dalla memoria e
con esso le esperienze di vita e le gesta dei grandi. Il futuro può essere
inglobato nella previsione e il saggio ha la possibilità di amare il proprio
destino ricongiungendo nel presente anche passato e futuro e raggiungendo così
una dimensione divina.
Kant
nella prima parte della “Critica della Ragion pura” studia le forme a priori
della sensibilità: lo spazio e il tempo. Gli oggetti ci vengono dati, secondo
Kant, attraverso la sensibilità che è la capacità del soggetto di essere
modificato dall’oggetto, cioè di avere sensazioni. La rappresentazione
immediata dell’oggetto sentito è detto da Kant “intuizione”;
l’intuizione è la forma propria ed esclusiva della sensibilità. Nella
conoscenza sensibile che Kant chiama intuizione empirica vengono distinti due
elementi:la materia, cioè il contenuto della modificazione sensibile che sta
alla base della nostra conoscenza e la forma che ordina il contenuto secondo
determinati rapporti ed ordini. La materia è fornita a posteriori
dall’esperienza, mentre la forma viene a priori dalla sensibilità. Quindi le
forme a priori della sensibilità non derivano dall’esperienza e per questo
Kant le chiama intuizioni pure. Lo spazio è la forma del senso esterno. Ciò
significa che noi disponiamo dello spazio, secondo rapporti e relazioni nostri,
le cose che sono esterne a noi. Lo spazio, come forma a priori, perciò non
può essere ricavato dall’esperienza: infatti, osservando due oggetti e
la loro distanza, si presuppone già la loro collocazione in un ordinamento
spaziale. Kant perciò lo definisce come “la forma di tutti i fenomeni dei
sensi esterni, cioè la condizione soggettiva della sensibilità, sotto la quale
ci è possibile l’intuizione esterna”.
Il periodo, durante il quale cominciò a
svilupparsi l’indirizzo decadente, vide l’intensificazione dell’espansione
coloniale, lo sviluppo dell’industria e l’affermazione dei partiti popolari
e dei sindacati. La Francia e l’Italia dopo le vicende del 1870 furono
impegnate a ristabilire la politica interna; la prima, riaffermando i principi
liberali della tradizione repubblicana con la terza Repubblica. In Italia il
governo di Sinistra salito al potere nel 1876 per incoraggiare le industrie
applicò una politica protezionista e di aiuto da parte dello Stato; questo
sforzo fu utile allo sviluppo economico del Nord, ma accrebbe le discordanze con
il Sud, dove disoccupazione e fame raggiunsero livelli penosi.Le due figure più
importanti del governo di Sinistra furono Agostino Depretis e Francesco
Crispi. Depretis fu presidente del consiglio dal 25marzo 1876 al 29 luglio
1887;ricordiamo del suo governo l’impegno per l’allargamento
dell’istruzione con la legge Coppino del
1877 e la legge elettorale che estese il diritto di voto al 6,9% della
popolazione italiana.Lo Stato intervenne nella costruzione delle fonderie
di Terni e favorì la costruzione delle ferrovie con materiale italiano.Le
elezioni del 1882 segnarono una svolta nella politica di Depretis; fu a questo
punto che, infatti, la sua politica si avviò verso il“trasformismo”:il
comportamento politico di Depretis si volse a garantire l’appoggio da parte
dell’opposizione e a rendere conseguentemente più piana la via dell’azione
governativa.Il termine trasformismo è comunque passato a significare una
conduzione della politica basata sulla convenienza delle alleanze più che sul
dibattito politico-ideologico.Durante il periodo del governo Depretis moriva
Vittorio Emanuele II e gli successe il figlio UmbertoI. Per quanto concerne la
politica estera il governo Depretis stipulò con la Germania e l’Austria-Ungheria
la Triplice Alleanza e diede inizio
al colonialismo con l’acquisto della baia di Assab e l’occupazione di
Massaua.Alla morte di Depretis l’incarico di formare una nuova compagine
ministeriale fu affidato da UmbertoI a Francesco Crispi,questi rimase a capo del
governo dall’agosto 1887 al 5 marzo 1896.Il nome di Crispi è legato ad una
conduzione autoritaria della cosa pubblica;la gestione autoritaria del potere da
parte del Crispi apparve evidente dal cumulo di cariche che egli assunse: primo
ministro, ministro degli interni e degli esteri; operò inoltre, anche in campo
amministrativo in modo da rafforzare il potere di primo ministro rispetto agli
altri.Il voto amministrativo fu esteso ai cittadini maschi di almeno 21 anni,che
sapessero leggere e scrivere e che pagassero 5lire di imposte annue.Nel 1889
venne promulgato un nuovo codice penale, noto come «Codice Zanardelli»; con
esso venne abolita per la prima volta in Europa la pena di morte.Sul piano
internazionale Crispi rafforzò i legami con la Triplice Alleanza e in
particolare con l’Impero tedesco.Dopo l’interruzione,dal 1891 al 1893,quando
a presiedere il consiglio dei ministri furono chiamati Di Rudinì e Giolitti,
Crispi si dimostrò,ritornato al potere,ancora più autoritario
nell’affrontare la protesta dei Fasci siciliani,un movimento popolare che si
batteva contro i soprusi dei signorotti locali,il fiscalismo statale ed in
favore della spartizione dei latifondi. L’attività repressiva contro i Fasci
fu durissima.Dopo il fallimento dell’iniziativa coloniale con la tragedia di
Adua, Crispi fu costretto a dimettersi,iniziò così la crisi di fine secolo che
terminò con l’assassinio di UmbertoI.In questo stesso periodo si affermò in
tutta Europa il partito socialista che in Italia fu fondato a Genova nel 1892 da
F. Turati.Dopo la caduta del governo di sinistra,salì al governo G.Giolitti che
aprì la cosiddetta “Età giolittiana”. La storia del primo ventennio del
secolo fu ricca di avvenimenti di grande importanza: l’economia era in
notevole ascesa, ma gli equilibri internazionali erano instabili.
L’imperialismo che si era manifestato nell’espansione coloniale, si manifestò
come tendenza ad allargare i confini in Europa da parte delle nazioni forti,
come la Germania, la Russia, l’Austria. Accanto alle aspirazioni
espansionistiche c’erano le rivendicazioni dei Paesi più piccoli, soggiogati,
smembrati e frazionati dalle ambizioni dei più forti, essi accamparono
rivendicazioni nazionaliste;l’Italia reclamò le terre irredente del Veneto,
Gorizia e Trieste.Le tensioni internazionali generate dalla rivalità economica
tra le grandi potenze e dalle forti spinte nazionaliste all’interno dei
singoli paesi portarono allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914.Dopo
la fine della “grande guerra” e la conferenza di Parigi si venne a creare in
Italia una situazione caotica:i contadini rivendicavano le terre che erano state
loro promesse dopo la disfatte di Caporetto;gli operai che si sentivano più
forti e uniti e sperimentati nella produzione e nella disciplina di guerra
rivendicavano adesso una speranza politica e un sostanziale miglioramento delle
loro condizioni.Il Partito socialista e il Partito popolare di ispirazione
cattolica non furono l’espressione del disordine ma di una nuova società
politica. E’ contro questa nuova società, che i liberali, partito dominante
della vecchia Italia, aprirono la strada ai fascisti, nonostante questi avessero
-dopo aver assorbito il nazionalismo- un proprio disegno politico autoritario.
Il fascismo salì al potere pochi anni dopo, in seguito alla “marcia su
Roma”.Fra il 1922 e il 1925 esso
dovette consolidarsi al potere, attraverso i canali istituzionali tipici del
vecchio Stato liberale; solo con la fine del 1925 si potrà parlare di «regime
fascista» con il venir meno dei diritti civili e la costruzione dello Stato
totalitario. Di fronte all’assalto del fascismo, le istituzioni dello Stato
liberale e costituzionale mostravano ormai tutta loro debolezza, dando segni
evidenti di cedimento. Il vecchio gruppo dirigente liberale, i conservatori e
molta parte del mondo cattolico attendevano che il fascismo si «normalizzasse»,
cioè che entrasse nella legalità costituzionale. Lo stesso Mussolini indisse
le elezioni politiche per il 6 aprile 1924. Pur avendo conseguito la maggioranza
parlamentare, il fascismo non mostrò affatto di voler ripristinare la normalità.
Anzi, all’indomani delle elezioni, scomparve il deputato socialista Giacomo
Matteotti, che aveva denunciato alla Camera i brogli elettorali e le violenze
perpetrate dalla squadre fasciste durante la campagna elettorale. Egli fu rapito
da alcuni squadristi all’uscita dalla sua abitazione romana e fu ucciso.
Quando si seppe dell’assassinio di Matteotti, un’ondata di commozione invase
Roma e dilagò per tutta l’Italia. In segno di protesta, i deputati
dell’opposizione antifascista si riunirono in una sala di Montecitorio, e
decisero di non entrare in aula sino a quando non fosse stata abolita la milizia
fascista e non fosse stata ripristinata l’autorità della legge. Mussolini
dopo alcuni momenti di perplessità e di incertezza, confortato dall’appoggio
dei conservatori, dalla presenza della «milizia», dal consenso degli ambienti
militari e della monarchia, riprese il controllo della situazione, e con le
leggi repressive del novembre 1926, modificò completamente il quadro
costituzionale italiano.Furono infatti
aumentati i poteri della polizia e dei prefetti; fu limitata e in pratica
abolita la libertà di stampa, furono sciolti tutti i partiti e le
organizzazioni sindacali; furono soppresse le libere elezioni e fu tolto ogni
potere legislativo al Parlamento. Per sottolineare la sua indipendenza dal
consenso del Parlamento, Mussolini non si fece più chiamare «presidente del
Consiglio», ma «capo del Governo» e tutti i poteri furono accentrati nelle
sue mani.Fu istituito un Tribunale speciale per reprimere, processare e
condannare quanti si opponevano al regime fascista. “Il duce” giunse così
al controllo monolitico del potere e alla «fascistizzazione»delle istituzioni.
Le
thème du temps représente un des motif essentiels des oeuvres littéraires
romantiques françaises. Nous rappelons les «Méditations poétiques” de A.
de Lamartine. Lamartine peut être considéré le poète de l’âme pour
avoir su exprimer « les sentiments plus intimes et les plus
insaisissables nuances du sentiment ».
Dans les «Méditations poétiques » le poète exprime des
sentiments qui sont ceux des tous les être humains, l’amour, la fuite du
temps, la mort, le devenir.«Le lac » fait partie de cette recueil de
vingt-quatre poésies et développe le motif du temps. Le poète douloureux pour
la mort de la femme aimée parle à la nature, comme à une personne témoin de
son amour pour Julie. Seul dans ces lieux où ils ont été heureux ensemble,
Lamartine exprime les sentiments qui l’envahissent, dans une « méditation »célèbre
dès sa parution. Lamartine révèle une vérité universelle : à la brièveté
de la vie de l’homme s’oppose l’éternité de la nature ; c’est
donc seulement grâce ou souvenir que la nature garde que l’amour humain peut
échapper à l’action destructrice du temps :« L’homme n’a
point de port, le temps n’a pont de rive ;il coule, et nous passons ! Temps
jaloux, se peut-il que ces moments d’ivresse, où l’amour a longs flots nous
vers e le bonheur, s’envolent loin de nous de la même vitesse que les jour de
malheur ? »Hugo présente dans « La légende du siècle »
la grande épopée de tout l’histoire humaine exprimant la foi de Hugo dans le
progrès matériel et spirituel qui mène les hommes vers la Lumière. La première
section va « d’Eve a Jésus »et symbolise l’accès de l’humanité
à la conscience morale. Ensuite, après un unique poème sur Rome et quelques
poèmes sur l’Islam, commencent le « cycle heroique chrétienne »et
celui des « chevaliers errants ».Et l’on arrive bientôt à
la Renaissance, période très contrastée puisque les progrès de l’esprit y
voisinent avec la barbarie de l’Inquisition. Après un seul poème consacré
au XVII siècle, on entre dans le « temps présent »avec un vibrant
appel à l’amour, a la générosité. Enfin, il est la question des temps
futurs, d’abord avec « Le Vingtième siècle », puis au-delà du
temps avec « La Trompette du Jugement dernier » Le
plus grand romancier français du XX siècle, Marcel Proust va a la
recherche du temps perdu dans son chef d’œuvre. Au temps fini, provisoire,
Proust oppose une durée psychologique, assurée de la permanence, qui prend
l’existence grâce a une « autre mémoire » qui n’est pas la
banale et décevante « mémoire volontaire » mais la « mémoire
affective », celle qui nous fait retrouver le passé dans sa vérité et
dans sa réalité profondes, par a un jeu subtil de correspondances : des
sensations imprévues ressuscitent les impressions et les émotions auxquelles
elles étaient liées dans le passé. Ainsi le saveur d’un petit gâteaux, la
madeleine, trompé dans du thé, fait resurgir le souvenir d’un moment de l’enfance
ou il avait vécu la même sensation. La superposition de passé et de présent
abolit la sensation de la fuite du temps et permet de faire l’expérience de
l’intemporel. Ce qui compte donc n’est pas
l’évocation nostalgique du passé ; c’est le tentative, à
travers l’écriture, de récupérer les expériences vécues dans leur totalité,
pour saisir la substance même de la vie.
Per
quanto concerne le arti figurative verso la fine del secolo sorge in Francia
l’ impressionismo, un’importante corrente pittorica che abbandona le regole
di rappresentazione della realtà, rendendo, infatti, non la realtà ma il
nostro modo del tutto personale di vederla secondo l’impressione fugace che ne
abbiamo ricevuto. Le opere impressioniste vennero mostrate al pubblico per la
prima volta nel 1874 in una mostra nello studio del fotografo Nadar, suscitando
subito scandalizzate reazioni per il loro antitradizionalismo.La modernità
degli impressionisti è nel modo diverso di affrontare il problema del rapporto
con la realtà.Essi si rendono conto che noi non percepiamo la realtà per
frammenti isolati,definiti immobilizzati,ma la sentiamo nella sua totalità e
continuità.nessun oggetto vive da solo,ma in un contesto generale che,
collegando l’uno all’altro, non ha mai termine,così come la vita è un
continuo fluire,senza pause. L’impressionismo è il trionfo della luce e del
colore.Le ombre, invece che nere, benché meno luminose,benché velate,sono
anch’esse formate da colori. Fra
gli esponenti dell’espressionismo ricordiamo Monet che nel 1894 dipinse
una serie di trenta tele che rappresentano “La cattedrale di Rouen” in
diversi momenti del giorno e in diverse condizioni atmosferiche. Qui l’oggetto
è solo un pretesto per cogliere le infinite variazioni di luci e colori che
mutano nel tempo suscitando impressioni sempre diverse.Fra gli altri esponenti
dell’impressionismo ricordiamo Cèzanne. Solitario, chiuso, riflessivo Paul
Cézanne occupa una posizione differenziata, al punto che, talvolta la sua
pittura sembra essere l’ opposto di quella impressionista, ricercando, invece
che la fugacità dell’impressione, la solidità costruttiva della forma.
Cezanne non volle riprodurre l’apparenza della natura, ma coglierne la
sostanza.Fra le sue opere ricordiamo “La casa dell’impiccato”e“I
giocatori di carte”.Il tema più frequentemente trattato negli ultimi anni
della sua vita è la Sainte-Victoire,la montagna di
Aix-en-Provence, familiare a lui fin dall’infanzia, così cara e perciò così
posseduta interiormente, eppure vista con occhi ogni volta diversi,come sempre
accade con ciò che si ama profondamente.
INDICE
Il
tempo nel sonetto “Alla sera” e nell’opera poetica di Pascoli e Ungaretti.
Il
“De brevitate vitae” e la concezione del tempo in Sant’Agostino.
Kant e Schopenhauer: le forme a priori dello spazio e del tempo.
La
Sinistra storica e il fascismo.
Proust et Lamartine: il tempo nella letteratura romantica decadente francese.
L’impressionismo: Monet e
Cezanne.
Le unità di misura del tempo e i calendari.
L’induzione elettromagnetica.